L’ansia

Mi sorprende ogni volta, ogni singola volta in cui cerco di illudermi di essermene liberata, ogni volta che bevo un caffè ingannando me stessa che va tutto bene, eccola arrivare…sorridente e fiera, con un ingannevole modo di fare, sembra un rifugio e invece è la mia solita trappola. Credo sia il rapporto più lungo che sono riuscita a sostenere nella mia vita, – quello con “lei”- ma poi cosa mi porta? Mi costringe spesso ad osservarla e quindi a non dormire, a fare conti assurdi di cose che potrebbero o non potrebbero accadere, di finali tragici o di incasinate dinamiche, mai una volta che mi conceda il lusso, di farla facile…Take it easy!

Dove eravamo rimasti…

Inizio con molto rispetto utilizzando parole prese in prestito da Enzo Tortora, uomo che provò sulla propria pelle una terribile e infame macchina del fango…le utilizzo per aiutarmi a riprendere il discorso qui…Sono anni che provo e riprovo a tenere un blog ma per un motivo o un altro l’ho sempre auto sabotato. Le mie ansie e mille inutili catene di abitudini, mi fanno sempre mollare la presa, eppure ne sentirei il bisogno. Voi direte, noi no ( e mi pare corretto!). Vediamo cosa accade anche questa volta.

Je suis Notre Dame

Dispiaciuta e allibita per tutto quello che è successo, ma un attimo dopo leggendo come e quante persone si sono fatte per spendere paroloni e farsi avanti per donare soldi (tantissimi soldi) per ricostruirla in meno di 24 ore, mi sono chiesta: ma perchè questi ricconi francesi che hanno offerto soldi, per ricostuirla, non hanno questo altruismo sociale per gli esseri umani, francesi come loro, che lottano perchè non possono permettersi ad esempio di curarsi perchè costi troppo alti, per vite complicate da vivere, per figli da mantenere o curare, senza uno straccio di lavoro per campare. E’ un qualunquismo il mio pensiero, tanto quanto #jesuisnotredame

Piano B

“nel caso c’e’ il piano B”, ma in realtà io confido da sempre e sto in ansia perchè il piano A sia quello sicuro, il mio piano B sono le cazzate che racconto alla mia testa, ai miei pensieri ma ad una certa età, a me capita di sentire come un ghigno, credo sia la mia coscienza. Non regge più, a sentirsi presa per il culo, palesemente e la capisco. Mi ritrovo a scrivere qui come forse molti altri, come tentativo economico di mettermi sdraiata su un lettino virtuale e parlare, parlare…

Le mie doti…

Ci fosse stata una volta in cui abbia preso una decisione per me stessa. Io credo di avere sviluppato la dote (che è diventata nel contempo la mia zavorra), di pensare sempre a quello che farebbero gli altri, prendere spesso decisioni vincolandomi da sola, seguendo le regole familiari, le “regole”sociali del dover sempre dimostrare qualcosa, del pensare prima sempre a cosa dirrebbero gli altri e poi chiedendomi cosa penso io, soffocando così me stessa a tal punto da non riconoscere più ciò che realmente voglio. Ho anche sviluppato la dote di fingermi convinta, la dote dell’apparire pure una “cazzuta” per poi ritrovarmi con gli occhi sbarrati di notte a rimurginare.

Ora sto sospirando perplessa e lo faccio solo per me stessa.

storia della stella marina

Mentre le raccontavo la storia, la vedevo stupita che si potesse essere cosi vulnerabili e cosi forti, un bipolare e disperato bisogno di sentirsi qualcuno, senza esserlo.

Era buffa lei, senza certezze, senza limiti, attaccata ad uno scoglio che credeva familiare, ma era una calamita, il suo attaccamento era meno naturale, le usciva il cuore, senza pensare.